Fragmenta
Ricomponi l'epigrafe
Una delle epigrafi dell'archivio si spezza in frammenti, ogni volta in modo diverso. Rimettili al loro posto: la pietra è il modello 3D vero, rilevato in museo.
Un centinaio di iscrizioni, dal VI secolo a.C. al III d.C., seguono la metamorfosi della città: da centro siculo a città grecofona, poi nell'orbita romana e al suo pieno sviluppo fra I e II secolo. Incise su marmi d'importazione, talvolta arricchite da pigmenti preziosi, portano i nomi delle élites che commissionarono edifici pubblici e tombe monumentali, e nominano strutture che gli scavi non hanno ancora identificato, come il gymnasium.
Del corpus solo una parte è rimasta a Centuripe, nelle sale e nei magazzini del Museo archeologico regionale: il resto è distribuito fra Siracusa, Palermo, Adrano e Catania, e altri documenti risultano dispersi. La riproduzione tridimensionale restituisce unità a quell'insieme e lo rende consultabile in un unico spazio, in museo e da remoto.
Tre attività per scoprire come si trovano, come si leggono e come si facevano le iscrizioni antiche. Si gioca con il mouse, con la penna o con le dita.
Ricomponi l'epigrafe
Una delle epigrafi dell'archivio si spezza in frammenti, ogni volta in modo diverso. Rimettili al loro posto: la pietra è il modello 3D vero, rilevato in museo.
Diventa lapicida
Scegli la pietra e la sua forma, scrivi il tuo testo alla latina o alla greca, decoralo con i segni antichi o a mano libera. Poi guardalo in 3D, con la luce radente, come un'epigrafe vera.
Dallo scavo al museo
Scava una pietra vera dell'archivio con cazzuola e pennello, puliscila senza graffiarla, studiala con la luce radente e il metro, e compila la sua scheda come fanno gli archeologi.
Ogni epigrafe è stata rilevata con uno scanner a luce strutturata Artec Eva. Lo strumento proietta sulla pietra una sequenza di trame luminose bianche e riprende con due fotocamere la deformazione che la superficie impone a quelle trame: da quella deformazione ricava, fotogramma per fotogramma, la posizione dei punti nello spazio. Non c'è laser e non c'è contatto: solo luce, del tutto innocua per il materiale e per chi lavora.
Lo scanner si muove a mano attorno al pezzo a una distanza di quaranta centimetri circa, riprendendo sedici fotogrammi al secondo; ogni passaggio copre una porzione di superficie, e le porzioni vengono poi allineate fra loro riconoscendo la geometria che hanno in comune. Le riprese sono state fuse in una maglia unica, chiusa nei piccoli vuoti e ripulita dal rumore, e su quella maglia è stata proiettata la fotografia a colori raccolta durante la scansione: è la texture che vedi applicata ai modelli.
The research has been supported by MUR in the framework of PNRR Mission 4, Component 2, Investment 1.3 under project CHANGES, Spoke 6 (CUP E63C22001960006).
Tocca Condividi in basso, poi Aggiungi alla schermata Home: l'archivio si aprirà come un'app, a schermo intero.